Profondità di Campo

Profondità di campo nella Fotografia: cos’è e come si regola

Sicuramente avrete sentito parlare del concetto di profondità di campo legato alla fotografia.

Anche se non siete dei fotografi professionisti, sicuramente questi termini non vi diranno nulla di nuovo.

Conoscere questo principio e sapersi muovere in tal senso è fondamentale per fare delle buone fotografie. Ma sapete di preciso di cosa stiamo parlando? 

Che cos’è la profondità di campo

Si tratta semplicemente di una zona precisa in cui gli oggetti o i soggetti di un’immagine rimangono nitidi, focalizzati. Difatti, quando si mette a fuoco un’immagine qualsiasi, si sa che non tutto il piano sarà messo a fuoco, ma soltanto un piano preciso, un punto solo.

Quello che c’è dietro o davanti al piano focalizzato andrà fuori fuoco, inevitabilmente: la zona nitida sopracitata rappresenta proprio la profondità di campo, per gli esperti o comunque chi si è già interfacciato con quest’argomento viene anche chiamata PdC. 

A seconda della foto che si vuole produrre, bisognerà tenere conto di una determinata profondità di campo; ciò è fondamentale per eseguire uno scatto ottimale.

Per esempio, per una fotografia di un paesaggio si ricorrerà ad un’ampia profondità di campo per avere a fuoco soggetti, oggetti e panorama sullo sfondo.

Ma ciò è diverso, per esempio, rispetto a fotografie in movimento o quelle sportive, dove la profondità di campo dev’essere molto ridotta per focalizzare il tutto sul soggetto e rendere sfocato il resto, in maniera tale da essere più visibile a chi guarda, il soggetto principale. 

Per ovvie ragioni, non c’è un pulsante da poter premere sulla nostra fotocamera per poter configurare in automatico la profondità di campo.

Questa deve essere capita e poi ottimizzata dallo stesso utilizzatore, e ciò può avvenire solo tramite l’esperienza e la conoscenza. 

Come si regola la profondità di campo

Ma quali sono i fattori principali per poter sfruttare al meglio la profondità di campo? Questa, come detto, può variare in maniera molto significativa a seconda di tre fattori principali.

Stiamo parlando in primis dell’apertura del diaframma.

Questa non è altro che l’apertura, la dimensione, del foro che si viene a creare grazie al diaframma dell’obiettivo: i diaframmi più aperti riescono ad offrire una profondità di campo inferiore.

Matematicamente, i risultati del diaframma sono risultato di una frazione, come f/4 o f/8.

Alcune fotocamere moderne presentano un’opzione, una modalità, differente a seconda delle esigenze: queste, difatti, imposteranno dei diaframmi più chiusi, incrementando la profondità di campo o viceversa.

L’apertura del diaframma incide anche sulla quantità di luce che entra nel sensore.

La cosa principale da ricordare, quindi, è proprio il fatto che aumentando il numero della “F”, l’apertura diminuirà. Quello dell’apertura del diaframma è il metodo più utilizzato per quanto riguarda la profondità di campo. 

Altro fattore principale è la lunghezza focale. Questa viene espressa in millimetri e indica la distanza tra il centro ottico dell’obiettivo e il piano focale. Minore sarà la lunghezza focale più potremmo parlare di un obiettivo a elevato angolo di campo; viceversa con un’altra lunghezza focale ci sarà un angolo di campo ridotto.

Maggiore sarà la lunghezza focale e minore, inoltre, sarà la profondità di campo; mentre una ridotta lunghezza focale, quindi usando un grandangolo, farà si che si parli di una elevata profondità di campo.

È una delle ragioni che portano a fare le fotografie paesaggistiche con un grandangolo a differenza di altri momenti, come per quanto riguarda fotografie di sport o passerelle di moda, dove si useranno dei teleobiettivi, in maniera tale da incentrare l’immagine sul soggetto.

In maniera pratica, possiamo riscontrato quanto detto con la propria esperienza sul campo.

Basterà provare a scattare foto con apertura dell’obiettivo fissa; oppure con distanza tra fotocamera e soggetto e soggetto dallo sfondo fissi. In questa maniera possiamo facilmente capire come la lunghezza focale cambi e influisca proprio sulla profondità di campo.

Altro fattore fondamentale da prendere in considerazione è la distanza dal soggetto.

Maggiore sarà la distanza e maggiore sarà la profondità di campo ottenuta. Se, invece, ci si avvicinerà troppo al soggetto, allora la profondità di campo sarà minore.

Si deve utilizzare questo metodo in maniera molto attenta e precisa: allontanandosi troppo o avvicinandosi troppo potremmo non ottenere un risultato soddisfacente, cambiando difatti ciò che si vede nella foto.

Di solito si usa questa tecnica quando non è importantissima la dimensione dell’immagine. 

Differenze tra diaframma e profondità di campo

Come abbiamo visto, il diaframma è un vero e proprio meccanismo che crea una sorta di foro nella lente, il quale si può regolare e determina quanta luce passa attraverso l’obiettivo e raggiunge il sensore.

Appunto per questo, è di solito posto all’interno dell’obiettivo, in maniera ortogonale all’asse ottico. Si compone di un insieme di piccole lamelle che si aprono e chiudono e formano un forellino poligonale. 

Esempio di Diaframma
Primo piano del diaframma con apertura molto piccola

Entrando nel dettaglio, l’apertura del diaframma è indicata dalla lettera F e poi vari numeri che indicano il rapporto tra la lunghezza focale che si sta usando e il diametro dell’apertura del diaframma.

Ecco i valori utilizzati più comuni: f/1, f/1.4, f/2, f/2.8, f/4, f/5.6, f/8, f/11, f/16, f/22, f/32.

Va da sé che, essendo un rapporto, l’F più piccolo corrisponde ad un’apertura più grande e viceversa.

Il diaframma è quindi fondamentale perché incide proprio sulla profondità di campo dell’immagine e quindi su ciò che andrà messo a fuoco e cosa no.  In linea di massima, tutte le fotocamere a prescindere dal produttore utilizzano la stessa scala di valori per quanto riguarda le dimensioni di apertura del diaframma.

Ogni valore fa si che si dimezzi l’intensità di luce che incide sull’intero sistema ottico rispetto al precedente.

Insomma, appare evidente che capire proprio cosa rientri nella zona di nitidezza, cioè decidere l’entità della profondità di campo della foto da fare, è uno dei fattori principali per ottenere una foto di livello.

In questo senso ci si può sbizzarrire e soprattutto fare pratica per capire cosa si può fare con una fotocamera giocando su questi fattori. Si può influire la percezione del soggetto e dello sfondo, in maniera davvero unica e fantasiosa.